CHI E' MARCO LISEI    >    IDEE POLITICHE


Crede che la politica sia una passione e che i politici debbano mettersi al servizio del cittadino. Fare politica vuol dire stare in mezzo alle persone e soprattutto, ove possibile, risolvere i loro problemi. Per questo ha da sempre creduto nell'utilità dei "banchetti" o "punti d'ascolto" come strumento per azzerare della distanza fra i cittadini e chi li governa. Da sempre ha posto, quindi, particolare attenzione alle problematiche che gli sono state sottoposte dalla gente e si è attivato in prima persona per fornire soluzioni concrete.

Molteplici le raccolte firme per combattere il degrado urbano e per chiedere maggiore sicurezza oggetto, peraltro, di innumerevoli segnalazioni alle Autorità competenti. Di tali tematiche si è inoltre fatto portatore in qualità di Consigliere Circoscrizionale unitamente a quelle della mobilità, dei servizi per gli anziani, della scuola, dei giovani e del commercio. Con Galeazzo Bignami ed i tanti amici e consiglieri circoscrizionali sposa un progetto politico che si fonda sulla passione, l'onestà, la concretezza, la forza di idee nuove che sappiano tutelare identità e tradizione nazionale, conciliandole con l'evolversi continuo della società.

Crede fortemente nella necessità di tutelare la sicurezza dei cittadini. Garantire l'ordine pubblico è una delle funzioni prioritarie che uno Stato deve porsi. L'insicurezza non è solo un problema di percezione come vuole farci intendere la sinistra, ma un problema reale e sentito a cui è indispensabile dare una risposta. E' fondamentale dare maggiori risorse alle forze dell'ordine, tutelare il lavoro che essi svolgono e metterli nelle condizioni di operare al meglio.

Crede nella necessitè di tutelare le radici Cristiane dell'Europa e della nostra nazione nel rispetto della laicità dello Stato. E' per questo che ritiene, ad esempio, che rinnegare la funzione storica, ideale ed identitaria che assume il crocefisso nelle scuole sia equivalente rinnegare se stessi e la propria storia.

Crede in una società meritocratica che consenta, a parità di condizioni di partenza di premiare le persone più capaci. Il mercato del lavoro non deve essere livellato verso il basso, è necessaria una rivoluzione culturale in grado di spazzare via baronie, privilegi, caste e lobbies.

Avere un lavoro è un diritto di tutti i cittadini, ma essere premiati, gratificati, responsabilizzati deve essere il frutto di un processo di selezione che parta dalle qualità individuali e dall'impegno profuso nella propria professione. In tal senso non bisogna negare l'importante ruolo e contributo che hanno avuto i contratti c.d. "flessibili", ma bisogna combattere con forza chi su tali contratti lucra a scapito degli individui.

Da sempre è molto sensibile alle problematiche giovanili. In particolare è fortemente critico circa la sottovalutazione dei rischi legati ai fenomeni degenerativi come l'uso di droghe e l'abuso di alcol:

"Purtroppo si sta via via affermando l'idea che la trasgressione che porta all'eccesso sia un elemento di distinzione dagli altri, un modo per sentirsi migliori, per spiccare dalla massa. Ad alimentare questa mentalità contribuisce sicuramente l'opera dannosissima di 'cattivi maestri' e modelli sbagliati che dal cinema, dalla televisione, dalla musica, bombardano incessantemente i giovani con messaggi fuorvianti. Il diffondersi della sottocultura post-sessantottina circa l'approccio con la dimensione degli stupefacenti, che propina un'assurda teoria secondo cui a fianco delle droghe che fanno male ci sarebbero quelle innocue, o addirittura 'di tendenza'. Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, e cioè che la vera trasgressione sta nel non 'farsi', che chi si lascia trascinare è tutt'altro che un modello da imitare, ma un perdente".